lunedì 28 novembre 2016

Gravidanza, allattamento, svezzamento e infanzia secondo la macrobiotica (seconda parte)

Dopo aver parlato delle principali influenze che contribuiscono a determinare le caratteristiche costituzionali del nascituro, nonchè il decorso stesso della gravidanza (sorvolando su quei fattori che già prima del concepimento influenzano le condizioni dei genitori e di conseguenza  le qualità dello spermatozoo e dell' ovulo che daranno origine alla nuova creatura), eccoci dunque arrivati al lieto evento, che si svolgerà senza particolari disagi e in un tempo più breve del solito se le condizioni della partoriente saranno equilibrate. 

Il dolore infatti, che si considera inevitabilmente legato all' atto del partorire, è in realtà dovuto sostanzialmente alla condizione delle terminazioni nervose e dei tessuti implicati, che risultano gonfi ed espansi a causa di eccessi di liquidi, zucchero, frutta, alcolici, medicinali e ogni altro fattore fortemente espansivo, come si riscontra comunemente al giorno d' oggi, e che perciò reagiscono sensibilmente alle contrazioni uterine. Anche la durata del "travaglio" (e il termine stesso dice tutto), considerando l' intervallo tra le prime contrazioni uterine e il distacco della placenta, dovrebbe essere compresa tra le 8 e le 10 ore per il primo parto, come avviene nelle donne macrobiotiche, mentre di solito è molto più lunga. Essa comunque si riduce progressivamente ai parti successivi.

E' di fondamentale importanza che, appena venuto alla luce, il neonato usufruisca del colostro, il nutrimento che precede la produzione del latte vero e proprio da parte della neomamma, essendo questo particolarmente ricco di fattori immunizzanti naturali che, se presenti in quantità e qualità ottimali, costituiscono la migliore forma di vaccinazione per i più comuni agenti infettivi. Inoltre il colostro è importante per la maturazione dell' intestino e l' espulsione delle vecchie feci (meconio) accumulate durante il periodo intrauterino.

E a proposito di malattie infantili è opportuno spendere due parole sul morbillo, la cui natura benigna è incompesa dalla medicina ufficiale, che tende a sopprimere con ogni mezzo qualsiasi manifestazione "indesiderata" del corpo. Secondo la macrobiotica invece non si tratterebbe di una vera malattia, bensì di un fenomeno fisiologico di adattamento alla nuova vita "all' aperto", qualcosa di analogo alla muta dei serpenti, che notoriamente cambiano periodicamente la loro pelle. Esso si spiega con la necessità dell' organismo di eliminare lo yang, non più necessario, accumulato nella fase embrionale/fetale, quella in cui ha origine e si gettano le fondamenta di una nuova vita (yang per definizione) e il nasciuturo riceve attraverso la placenta solo nutrimento di natura animale (yang). Questo consente al bambino di affrontare meglio la nuova fase yin di sviluppo e perciò non è assolutamente da contrastare con medicine e quant'altro, anzi si dovrebbe favorire questa scarica tenendo possibilmente il piccolo in un ambiente più yin, e cioè più umido, buio e silenzioso. Idealmente il morbillo dovrebbe presentarsi intorno a un anno o due di età ed è bene che ciò avvenga il prima possibile, ma se l' alimentazione del soggetto è troppo yin, lo yang viene trattenuto all' interno per essere espulso solo ad un' età ben maggiore.

Tornando alla fase di allattamento, dovrebbe essere superfluo ribadire l' importanza  di quello naturale al seno, anche perchè questo crea un insostituibile legame psicologico e affettivo tra la madre e il bambino.  Il latte materno ha infatti  una composizione "su misura" per le necessità del lattante, mentre quello vaccino è l' ideale per il vitellino che, contrariamente al soggetto umano, è destinato a uno sviluppo corporeo molto maggiore di quello cerebrale, senza contare che le donne che allattano al seno sono meno soggette a tumori mammari.

Una mamma sana dovrebbe produrre latte senza difficoltà. In caso contrario, pur essendo comunque necessario indagarne le cause, può essere d' aiuto includere nelle dieta del riso  dolce (una varietà di riso integrale più glutinoso e di consistenza viscosa) o un suo prodotto conosciuto come mochi, come pure prodotti fermentati come l' amasake (una crema dolce ricavata da un cereale) o della birra di buona qualità.

Comunque, in caso di impossibilità, dando per scontato che il latte artificiale è da considerarsi la peggiore delle opzioni, il miglior surrogato al latte materno è una crema molto liquida chiamata kokkoh che si può preparare a partire da riso integrale o semi-integrale (50%), riso dolce (30%), fagioli azuki (10%) e sesamo (10%) cotti a lungo in eccesso d' acqua. Si pesta poi il tutto in un suribachi, o mortaio (meglio evitare i frullatori elettrici) per rendere la crema più omogenea possibile, aggiungendo eventualmente un cucchiaino di malto di riso o d' orzo per renderla  dolce quanto basta per avvicinarla al gusto del latte e si travasa in un biberon. 

Come avviene in gravidanza, così anche durante l' allattamento ciò che mangia la madre influenza la qualità del suo latte e di conseguenza le condizioni del lattante. La madre dovrebbe perciò  controllare costantemente lo stato del suo bambino attraverso alcuni indizi. I più comuni sono le caratteristiche di feci e urine: le prime dovrebbero essere più soffici e chiare rispetto a quelle di un adulto, ma se lo sono troppo è molto probabile che la dieta della madre sia troppo yin, specie se il bambino presenta episodi di diarrea; se invece le feci tendono ad essere  dure e più scure significa che la dieta è troppo yang. Anche per le urine valgono considerazioni simili.

Un particolare importante a proposito dell' allattamento riguarda la presenza nel latte materno dell' acido docosaesaenoico (DHA), un acido grasso omega 3 semi-essenziale   fondamentale per lo sviluppo cerebrale del bambino, essendo un costituente importante delle membrane cellulari  nervose e della guaina mielinica, nonchè della rètina. Quest' acido, che si è riscontrato essere presente in quantità inferiori nei non allattati al seno, deriva dal capostipite della serie omega 3, l' acido alfa-linolenico (ALA) (questo sì essenziale!), contenuto soprattutto nei semi di lino e pochissimi altri vegetali, ma la sua sintesi non è automatica, nè scontata. Tuttavia, anche se la donna in gravidanza può riuscire a ricavare DHA a partire dall' alfa-linolenico per coprire il suo fabbisogno personale, la sua disponibilità nel latte che produce non ne risulta per questo aumentata proprio per la difficoltà nel sintetizzarlo (se ne parla qui e qui). Da qui l' opportunità  di introdurlo preformato nella dieta attraverso gli alimenti che ne sono più ricchi, come il pesce azzurro e altre specie che vivono nei mari freddi (o tutt'al più le alghe verde-azzurre Klamath), se non si vuole ricorrere ai soliti integratori. E a chi obietta per i possibili danni da inquinamento del pesce consiglio di leggere un mio post su questo tema.

L' allattamento dovrà essere protratto fino alla comparsa nel bambino degli ultimi molari, cominciando a ridurlo appena saranno spuntati i primi dentini, quando si comincerà gradualmente ad introdurre i primi alimenti sotto forma di pappine molto soffici simili al kokkoh precedentemente descritto ma con l' aggiunta di verdure e possibilmente alghe marine. Si avrà però l' accortezza di non usare affatto sale, e questo è un particolare su cui è il caso di soffermarsi. Il bambino infatti rispetto a un adulto è yang, in quanto fisicamente piccolo (contratto), vivace, con temperatura e frequenza cardiaca più elevate e dotato del massimo potenziale vitale che potrà solo ridursi con l' avanzare dell' età, perciò per favorirne un armonioso sviluppo la sua dieta dovrà essere più yin di quella di un adulto. Del resto è risaputo che i bambini non sono molto attratti dalla carne, nè dal sale (quest'ultimo rappresenta lo yang più estremo), mentre prediligono il sapore dolce (yin), i cibi morbidi, la frutta.

La sua dieta dovrà dunque inizialmente avere queste caratteristiche, perciò i cereali (che includeranno anche varietà semi-integrali, più yin) saranno cotti in molta acqua per renderli particolarmente cremosi. Essi costituiranno una percentuale inferiore a quella indicata per un adulto (i cereali sono sempre yang, sia pure moderatamente) e, man mano che il bambino cresce, si darà più spazio  a frutta, dessert (ovviamente senza zucchero e meglio senza farine), condimenti e crudità in modo da rendere la dieta più ampia e varia possibile (la varietà è una caratteristica yin), ma senza enfatizzare troppo le verdure per il momento, dato che troppe fibre non sono adatte a un intestino non ancora maturo.

Solo tra i 14 e i 18 mesi si potrà iniziare ad aggiungere piccolissime quantità di sale marino integrale (anche sotto forma di miso e salsa di soja) aumentando gradatamente le dosi fino a quando la dieta avrà assunto press' a poco le caratteristiche di quella da adulto, cosa che avverrà non prima dei sei anni d' età.

A questo punto devo aprire una parentesi in quanto, come Carlo Guglielmo fa notare (e sto parlando di un esperto tra i più preparati, pioniere della macrobiotica in Italia, che ho anche avuto la fortuna di conoscre personalmente e frequentare), le indicazioni della macrobiotica classica per la prima infanzia sono un pò troppo restrittive e poco realistiche. Un bambino infatti, oltre ad avere un metabolismo più efficiente, non ha  eccessi da eliminare, come nel caso di un adulto che per decenni si è intossicato a causa delle malsane abitudini com'è la regola oggigiorno, perciò bisogna distinguere tra dieta curativa e dieta di mantenimento e prevenzione, soprattutto se si guarda dalla prospettiva dell' ampia varietà che dovrebbe caratterizzare la dieta del nostro piccolo soggetto, come abbiamo appena detto. Oltretutto sappiamo per certo che su un bambino certe imposizioni non funzionano ed esercitare troppa pressione sulla sua esuberanza e curiosità di esplorare il mondo è innaturale e controproducente oltre che inutile, dato che nella nostra società i cattivi esempi e le tentazioni non mancano di certo e finiscono sempre per avere la meglio sui buoni propositi.

Ben venga dunque anche qualche cibo animale di buona qualità (proveniente da animali non d' allevamento e nutriti ad erba), purchè non sia un' abitudine quotidiana. Del resto anche un vegano DOC come Colin Campbell è costretto ad ammettere che le proteine animali sono di più facile e pronto utilizzo ("The China Study" pag. 40), il che significa che in circostanze di accresciuto fabbisogno, come gravidanza, convalescenza, periodo di crescita, intensa attività fisica, clima molto freddo, i cibi animali possono essere non solo tollerati ma perfino vantaggiosi.

Il problema cruciale che in questa fase i genitori dovrebbero porsi è far comprendere bene ai loro piccoli la differenza tra il cibo basilare quotidiano, quello che crea e mantiene la salute, e il cibo per l' evasione, per le speciali occasioni sociali. L' essenziale è fare in modo che queste non diventino frequenti perchè è proprio così che si pongono le basi per dipendenze future difficili poi da correggere.

Per esempio, se il menù comprende di solito carni rosse (salumi in particolare), uova, formaggi stagionati, troppo sale, prodotti da forno (pane, biscotti ecc.), tutti molto yang, il bambino finirà col provare irresistibilmente attrazione  per lo yin estremo di prodotti come zucchero, bevande industriali, latte, yogurt, frutta tropicale (ecco perchè le banane vanno per la maggiore), specie se la madre li ha consumati in gravidanza e allattamento, come ho spiegato nel precedente post, disinteressandosi al contempo ad alimenti più moderati come cereali, verdure e frutta di clima temperato. Allo stesso modo l' inclusione di alimenti estremi yin farà sì che si sviluppi attrazione per quelli yang altrettanto estremi in un circolo vizioso impossibile da rompere se non se ne capisce la dinamica sottostante.

Ecco dunque come si sviluppano i "gusti" delle persone.

Quello dell' educazione dei bambini a sane abitudini è, come tanti già sanno, un compito non dei più semplici, che implica un rapporto di amore ma soprattutto di totale fiducia che i genitori devono saper instaurare pazientemente coi propri figli. Rapporto fatto di comunicazione e sincerità che inizia senza dubbio dando  essi stessi il buon esempio, cominciando con l' imparare l' arte di preparare pietanze salutari sì, ma anche gustose e stuzzicanti, che si consumeranno tutti insieme. Come si fa infatti ad inculcare dei sani principi se i bambini vedono i propri genitori a tavola fare il contrario di ciò che pretendono? 


Michele Nardella

Gravidanza e Macrobiotica Gravidanza e Macrobiotica
La nascita e la cura del neonato
Michio Kushi, Aveline Kushi

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4 commenti:

  1. Molto, molto interessante, non sapevo che il tipo d'alimentazione della madre potesse influire sui gusti, futuri, del bambino. Grazie per i tuoi preziosi consigli. A presto!

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  2. Certo, l' avevo già detto nella "prima parte". Grazie come al solito per l' apprezzamento.

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  3. Ottimo articolo ,come sempre. Approfitto per chiederti , a proposito di sporadiche introduzioni di cibi animali (tranne il pesce un po' piu' frequente): ma la Macrobiotica ammette i salumi -oppure il Maiale e' del tutto respinto, anche come cibo occasionale? Se cosi' fosse la Macrobiotica si allineerebbe alle indicazioni dei medici omotossicologi ,che appunto ammettono le carni sporadicamente tranne il Maiale . Grazie in anticipo e ancora complimenti come sempre per il tuo equilibrio e preparazione , Stefano Olos Salute

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  4. Grazie a te, Stefano, per il tuo intervento.
    Ti rispondo con piacere, anche perchè mi dà modo di ribadire alcuni concetti-base della macrobiotica che non è mai abbastanza ripetere.
    Come puoi vedere dallo schema piramidale riprodotto (ce l' ho messo apposta perchè l'esempio visivo è più diretto) niente è escluso a priori dalla macrobiotica (purchè sia cibo naturale, cioè organico e non artificiale), e in questo si distingue nettamente da altre scuole di pensiero, come il veganismo, il vegetarianesimo ecc. che escludono per principio alcune categorie di alimenti.
    Per la macrobiotica infatti, dato che tutto è relativo e costantemente mutevole (come ci insegnano yin e yang), non si può mai stabilire a priori cosa è opportuno di volta in volta. Perciò l' unica regola contemplata dalla macrobiotica è... niente regole, ma solo principi universali che ci guidino, perchè solo questi non cambiano mai. Sono proprio essi infatti la ragione del cambiamento.
    Detto questo, per rispondere più direttamente alla tua domanda, le carni rosse nella larga maggioranza dei casi e per chi vive nella fascia temperata, come la nostra, non rientrano in una dieta che possa definirsi macrobiotica neanche se sono di provenienza biologica, e meno che mai i salumi.
    Resta comunque l' ammonimento della macrobiotica a sperimentare su sè stessi i vari suggerimenti per poter sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che facciamo e non limitarci ad eseguire ciò che ci viene detto di fare. Il famoso adagio della macrobiotica è infatti "Non credo".

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